Via III Trav. Libertà, 29 - 88900 Crotone (KR)

340.3788346 [email protected]

Post Pandemia, Capua: se la spinta partisse dai Veterinari.

29 Aprile 2021

Non abbiamo toccato un punto di non ritorno. Abbiamo ancora uno spazio di manovra”. Ilaria Capua, ospite di AISA, ha parlato della pandemia, del futuro e di cosa possono fare i Veterinari.

“Ho due certezze: che un’altra pandemia arriverà e che un’altra pandemia come questa non la reggeremmo”. L’ha detto Ilaria Capua intervenuta oggi al webinar “One Health e Zoonosi: quando la salute umana si lega a doppio filo a quella animale” promosso da Federchimica AISA. Le pandemie ricorrono ogni 40 anni, “ma questa volta possiamo invertire la tendenza, la pandemia ci ha dato il vantaggio di  affrontare situazioni che prima non avremmo affrontato”.

In collegamento dall’Università della Florida, Ilaria Capua ha commentato insieme alla Presidente Arianna Bolla  i dati di SWG sulla percezione degli italiani della pandemia e della salute animale, presentati da Riccardo Grassi, e risposto alle domande della giornalista Maria Concetta Mattei.

Uomini e animali nella stessa casella- “I Veterinari lo sanno bene: la specie homo sapiens sta nella stessa casella degli animali. In questa osmosi noi siamo come una spugna evoluta che assorbe e rilascia in uno scambio continuo con l’ambiente. Ma abbiamo un cervello e una consapevolezza che alle nuove generazioni è chiarissima”. Capua parla di come la massa di cose prodotte dall’uomo ha superato la massa di cose prodotte dalla natura, in un equilibrio saltato, ma non abbiamo toccato un punto di non ritorno, abbiamo ancora uno spazio di manovra”.

“Se questa spinta partisse dai Veterinari!”–  “E’ nella natura dei Veterinari essere i guardiani di quello che sta accadendo”- insiste Capua incoraggiando i Veterinari “a spingere le istituzioni e a coinvolgere anche le persone, per erogare salute pubblica in condizioni tali essere capiti dalle persone”. Nel solco segnato dalla pandemia non devono impegnarsi solo i professionisti della salute ma anche le persone con i loro comportamenti individuali e collettivi. “Questo- ha dichiarato- è un momento fertile per parlare di ambiente e cambiare i comportamenti”.

Altre pandemie? “Di sicuro finchè ci saranno le persone ci saranno altre pandemie. Ma i Veterinari sono professionisti della Salute e sanno che i virus sono per la stragrande maggioranza pandemici e che arrivano da serbatoi animali- ha spiegato Capua- la loro potenza è trovare una popolazione stupenda in cui fare il salto di specie”. Ma non tutti gli spillover generano pandemie- ha aggiunto- “accade solo quando si scatena la tempesta perfetta”. La lezione della pandemia è di fare in modo che queste convergenti interazioni – ambientali, sociali ed economiche-  non si ripetano.

Quali strumenti abbiamo? “Siamo nell’epoca dei big data, in cui tutto è misurato, ma usiamo i dati solo in piccola parte. Il futuro è big data e la grande sfida è capire che siamo tutti dentro il grande sistema e capire come interagiscono fra loro le parti del sistema: il clima, l’ambiente, la salute. ” Che Medici e Veterinari  si parlino fra loro non basta. Servono approcci interdisciplinari e soprattutto coinvolgere le persone, perchè se non ti occupi della pandemia la pademia si occupa di te”. Ilaria Capua insiste sul fattore “movimento” delle persone attraverso le quali viaggiano le pandemie.

Il ruolo del Veterinario dopo la pandemia non potrà più essere lo stesso. “Cari colleghi – ha esortato Capua- questa è una occasione per ridefinire il ruolo del veterinario. I cittadini hanno capito l’interconnessione con la salute animale, ma solo in piccola parte, bisogna spingere sulle nostre conoscenze e non  fare considerare i medici veterinari non di serie B”. Ilaria Capua si è detta “amareggiata” che nell’emergenza Covid-19 non siano stati coinvolti i veterinari ” che tracciano gli animali e tracciano gli alimenti, mentre i medici non hanno mai lavorato con una malattia pandemica. Noi Veterinari invece lo facciamo. Abbiamo un bagaglio ricco, usiamolo, investiamo nelle nostre conooscenze”. Questo è “un momento di transizione”, che offre “uno spazio immenso per riposizionare le professioni tra cui la Veterinaria, che non sia solo di far andare avanti soltanto il proprio, ma tutto il sistema”- ha aggiunto.

Allevamenti e pet-  Il “riposizionament”o vale per la Veterinaria dei pet e degli allevamenti: ” C’è tutto un ragionamento sugli allevamenti intensivi che è essenziale fare, ma che riguarda i processi di gestione- ha spiegato. “Le situazioni limite ci sono, alcune specie animali hanno una impronta di carbonio significativa, ma non si può abbandonare l’alimentazione di origine animale”.
Quanto ai pet, “tutti mettono il cane e il gatto sul letto ma io non lo faccio. I Veterinari che si occupano di animali d’affezione possono far capire alle persone, nei limiti delle loro possibilità di intervento, che anche gli animali d’affezione richiedono norme igieniche di base. Con la pandemia abbiamo imparato a lavarci le mani, possiamo consigliare ai bambini di lavarsi le mani dopo avere giocato con il loro animale. E’ una piccola attenzione, ma che può stare nel nostro ruolo”.

“Giornalisti non fateci trappole”– Alla domanda sulla comunicazione della giornalista Mattei, Capua ha avvisato: “Una cosa detta male o ambigua fa partire un effetto domino, con danni di ogni genere”. Un caso scuola su tutti: quello di Brigitte Bardot e della sua campagna mediatica sulle pellicce di foca. “Ha messo in ginocchio e ha portato alla fame gli equimesi- ha detto la scienziata- una popolazione che si era integrata con le foche dalle quali dipendeva la loro sussistenza, dall’alimentazione agli abiti”.

La percezione dei cittadini– Riccardo Grassi (SWG) ha presentato dati d’opinione pubblica sul rapporto fra la pandemia e gli animali. Per l’85% degli intervistati c’è un legame evidente fra salute umana, benessere animale e ambiente. Per il 62% la salute degli animali conta “molto”:  in scala da 1 a 10, conta fra 8 e 10.  La commistione uomini-animali e  lo scarso controllo sanitario degli allevamenti per il 76% degli intervistati ha contribuito alla pandemia. L’allerta su future pandemie di derivazione animale è alta per il 49% degli intervistati. Ridurre l’inquinamento e migliorare la salute degli allevamenti sono i due fattori sui quali si chiedono maggiori investimenti. “Buone intenzioni da trasformare in realtà, senza giocare sull’emotività”- ha commentato Grassi soffermandosi sulla componente emotiva dei risultati, divisa fra paura degli animali e un boom dei pet.

Investire-  “Ilaria Capua ci ha dato spunti fantastici, come il concetto di salute circolare, sui quali investire- ha chiosato la Presidente di AISA Arianna Bolla. ” L’emotività è molto legata alla formazione e all’informazione che riguarda tutti dal giornalista al sociologo. Le persone possono fare scelte consapevoli e sostenibili a 360° sulla base dei messaggi che ricevono- ha proseguito.
Per AISA,”medicina non è solo medicinale, è anche formazione e informazione pubblica. La medicina animale va preservata, occorre investire con il Recovery Plan nella prevenzione per l’importante ruolo che la  medicina veterinaria ha nel prevenire le malattie, anche in termini di salute pubblica”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *